Il ciclo: L’incontro con l’Oriente
Inter(cine)visione su “Mulan” (1988)
Gli articoli proposti in questa rubrica riportano le riflessioni condivise dal gruppo di “Inter(cine)visioni”, che si riunisce mensilmente nell’Aula Bernhard dell’AIPA di Roma. La visione condivisa di un film accende un “libero gioco di immaginazione e intelletto” (Kant, 1790), ma anche di sensazioni, pensieri, sentimenti e intuizioni, quindi un preludio di conoscenza, un attivarsi di istanze simboliche, che poi iniziano a integrarsi in una cultura analitica condivisa. Si tratta di toccare assieme una sensibilità archetipica: “Ogni relazione con l’archetipo, vissuta o semplicemente espressa, è «commovente», cioè essa agisce perché sprigiona in noi una voce più potente della nostra” (Jung, 1922).
A cura di Riccardo Venci,
con la partecipazione di Valerio Colangeli, Alessandro Generoso, Federico Nicolai e Roberta Verbaro
Nel racconto animato Mulan (1988), 36° classico Disney, ispirato all’antica leggenda cinese di Hua Mulan, si mostra con particolare chiarezza la tensione dinamica e creativa tra ordine e caos, tradizione e trasformazione. Come spesso accade nelle narrazioni iniziatiche, l’eroina non è mai veramente sola: lungo il cammino compaiono figure minori, apparentemente marginali, che in realtà rappresentano funzioni psichiche proprie della protagonista. Così accade con il draghetto Mushu e con il piccolo grillo Cri-Cri, presenze che accompagnano la giovane guerriera nel suo viaggio.
Mushu incarna la figura del Trickster[1], quell’archetipo ambiguo e vitale che nella psicologia analitica rappresenta l’irruzione dell’imprevisto. Draghetto sarcastico, astuto ma anche goffo e pasticcione, Mushu non è il guardiano ufficiale scelto dagli antenati. Al contrario, la sua azione nasce da un errore: distruggendo la statua del drago protettore della famiglia Fa, egli introduce una frattura nell’ordine stabilito. Per evitare la punizione, decide allora di sostituirsi alla figura distrutta e diventare lui stesso il protettore di Mulan. Proprio questa deviazione dal piano iniziale, diventa il motore dell’intera vicenda. Gli antenati, custodi della tradizione, appaiono come figure rigide: essi sorvegliano l’ordine, ma non generano movimento. L’energia narrativa nasce invece da un gesto imprevisto, dalla rottura di un simbolo, la testa statuaria del drago. In termini psicologici, il caos introdotto dal Trickster rompe la stasi e rende possibile una nuova integrazione.
Un movimento analogo è compiuto anche da Mulan. La giovane percepisce come estranea l’aspettativa sociale che la vuole sposa perfetta ed elegante. L’archetipo che la ispira è invece quello di Atena[2]: acuta, lucida e combattiva. Sebbene il suo travestimento e la partenza per la guerra rappresentino una rottura con l’ordine tradizionale, il suo viaggio non conduce a una negazione radicale della tradizione, piuttosto, come spesso accade nei miti di individuazione, esso culmina in una riconciliazione trasformativa.
A differenza della vitalità caotica di Mushu, il grillo Cri-Cri sembra rappresentare una dimensione più sottile e inquieta: una sorta di voce della coscienza che accompagna e fa rimuginare. La scena in cui scrive con le zampette, quasi a macchina, suggerisce un livello sub-simbolico, automatico. In questa prospettiva, Cri-Cri potrebbe raffigurare quella componente psichica che annota, ripete e che, quando non viene ascoltato, può farsi notare come sintomo[3].
Non sarà un caso che, nel film, le arti marziali appaiono come un modo consapevole di incanalare la forza primordiale dell’istinto[4]. L’energia pulsionale distruttiva viene contenuta e integrata dentro forme mentali e simboliche, connettendo i poli somatico e spirituale dell’esperienza psichica.
[1] Jung, C. G. (1983). Sulla psicologia della figura del briccone. In Gli archetipi e l’inconscio collettivo (Vol. 9/I). Bollati Boringhieri. (Opera originale pubblicata nel 1954)
[2] Bolen, J. S. (1991). Le dee dentro la donna: Una nuova psicologia femminile. Astrolabio
[3] Per approfondire il ruolo della terapia come integrazione parallela e sincronica di elementi dissociati si suggerisce la lettura: de Rienzo, A. (2021). Una misteriosa orchestra. Note sulle comunicazioni sub-simboliche e sulla loro rappresentabilità nel campo transferale. Studi Junghiani – Open Access, (53). https://doi.org/10.3280/jun1-2021oa12001
[4] Per approfondire l’incontro tra Ares e Afrodite nell’estetica delle arti marziali: Hillman, J. (2005). Un terribile amore per la guerra. Adelphi Edizioni.

