Titolo: Il corpo vivo nel mondo

Autore: Thomas Fuchs, curatori Valeria Bizzari e Raffaele Vanacore

Casa editrice: Giovanni Fioriti

Pagine: 185

Anno: 2021

Se fosse un’immagine: le persone che guardano le ombre nella caverna platonica

Se fosse una musica: “Spiegel im spiegel” di Arvo Part

Per approfondire: “Sento quindi sono. Fenomenologia e Leib nel dibattito contemporaneo”, Valeria Bizzari, Mimesis, 2018

Nel bel volume curato dall’ottimo duo fenomelogico Bizzari/Vanacore viene colmato finalmente un vuoto che colpevolmente per troppo tempo non aveva portato in lingua italiana l’ultimo maestro di Heidelberg, uno dei massimi esponenti contemporanei di quella scuola di pensiero che tenta di far dialogare soma e psiche cercando di comprendere la terribile complessità della esperienza fenomenologica con la profondità clinica della psicopatologia; impresa davvero non da poco.

L’uscita di questo ricco volume è davvero una occasione imperdibile per riflettere sull’importanza di costituire una relazione costante tra mondo della psicopatologia fenomenologica e mondo psicoanalitico, relazione che, nonostante i carteggi Binswanger/Freud e gli incontri anche storiografici fra quest’ultimo e Husserl, non è stata così feconda specialmente nelle ultime decadi. La domanda potrebbe essere rispetto a ciò che può imparare la psicoanalisi dalla psicopatologia, e in particolare come gli analisti dell’orientamento junghiano potrebbero sicuramente trovare delle risonanze familiari nei pilastri dell’insegnamento di Fuchs: insomma a guardar bene c’è un ponte solido tra Zurigo ed Heidelberg.

Le vere e proprie posture archetipiche dell’intersoggettività, dell’intercorporeità, di temporalità, circolarità e vulnerabilità che costituiscono le sezioni nelle quali è diviso il testo richiamano a delle posizioni ben conosciute dagli analisti; il procedimento ultra-riflessivo dell’epochè fenomenologica si riflette direttamente sulla scrittura dei testi che lo compongono e permette, rispetto a queste posture, che come sappiamo occupano primaramente le stanze di analisi, un approfondimento sicuramente inedito rispetto a letture più focalizzate su aspetti immaginali o simbolici. L’enorme guadagno è quello di potersi concentrare su alcuni aspetti in cui il mondo analitico è arrivato colpevolmente tardi rispetto all’insorgenza del reale: i capitoli riguardanti l’esperienza del corpo in terapia hanno anticipato il dibattito corrente scatenato dall’evento pandemico del Marzo 2020. In particolare il capitolo riguardante le terapie on-line offre una profonda disamina dei cambiamenti dinamici nei vari tipi di fenomeni empatici proposti e permette davvero di focalizzarsi sul problema dell’esperienza corporea nel setting online.

Sicuramente non parlano la stessa lingua la psicopatologia fenomenologica e la psicologia analitica, ma sono lingue vicine e condividono il lavoro della ricerca dell’autenticità dell’incontro relazionale, l’una per scopi conoscitivi, l’altra per scopi clinici.

Sono stanze molto ampie di riflessione quelle che propone Fuchs, e la tendenza a perdersi per chi non conosce sufficientemente quella lingua arriva sicuramente insieme a un rischio di intellettualizzazione di eventuale materiale clinico sottoposto a tali procedure di pensiero. Certamente Hillman ci avviserebbe dei rischi di una simile possessione di Apollo, di una funzione-logos così tanto sviluppata, da essere come un palombaro ultratecnologico capace di andare davvero tanto a fondo nel mare.

Tuttavia quelle stanze sono davvero molto ampie, una tale finezza e profondità non può che nutrire il lavoro analitico, l’invincibile caparbietà del fenomenologo nel cercare le esperienze primarie dei vissuti pre-riflessivi getta un po’ di luce su tratti e momenti psicotici che nelle terapie sono spesso riportati.

Spesso quando si finisce di leggere un testo di fenomenologia si ha l’impressione di aver letto qualcosa che aveva lo scopo di contenere tutto l’esperibile umano e questa lettura non disconferma questa impressione. Tuttavia, e questa è un’altra premessa di intersoggettività, il dialogo con la clinica è costante, l’analista è interrogato.

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