Titolo : Sono un mostro che vi parla

Autore : Paul B. Preciado

Casa editrice : Fandango

Pagine : 110

Anno : 2021

Se fosse un’immagine : la costa che i marinai spagnoli videro il 12 Ottobre 1492

Se fosse una musica : “La sagra della primavera” di Stravinskij

Per approfondire : “Dioniso in esilio” di Rafael Lopez Pedraza

 

L’autore ci interroga, siamo obbligati a prendere posizione. Nel Novembre del 2019 il filosofo lesse questo intervento davanti a 4000 analisti di una delle maggiori scuole di Francia; il tema è l’esistenza o meno della differenza sessuale binaria e la posizione clinica da tenere nei confronti del transessualismo.

L’evento, col relativo testo,  ha suscitato un grande clamore e dibattito ed è caratterizzato da una scrittura forte, provocatoria e rivoluzionaria. In realtà Preciado chiede l’aiuto e l’ascolto, del mondo analitico. C’è sì un attacco, alle pratiche di repressione, giudizio e patologicizzazione, ma anche una richiesta di aiuto e di visione scevra da occhiali teorici, qui criticati come vetusti e violenti.

C’è un autore che è anche performer dichiaratamente di sè stesso, mettendosi a nudo e presentandosi come filosofo trans nel suo percorso che racconta come difficile e doloroso. Ma c’è anche la rabbia verso il cosiddetto etero-patriarcato, la medicalizzazione, le metapsicologie rigidamente binarie.

È mandatorio leggerlo e provare a rispondere; la psicologia analitica credo, avrebbe molto da dire in merito; certo il maschile e il femminile, ma la centralità di Dioniso e del suo ermafroditismo nella teoresi junghiana ci porta al centro della questione: se può il movimento del corpo fluido, come un liquido che prende diverse forse contemporaneamente non essere inserito nel baule delle psicopatologie. Se psichicamente possiamo vederci come già abitati dal trans, dal fluido, dal passaggio continuo.

È comunque una rivoluzione culturale, forse l’unica attualmente che spinge alle porte e l’interrogazione alla psicoanalisi è soprattutto quella di non farsi trovare impreparata, di non sentirsi esclusa dal discorso della storia.

 

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