Titolo : Piante che cambiano la mente
Autore : Michael Pollan
Casa editrice : Adelphi
Pagine : 293
Anno : 2022
Se fosse un’immagine : L’Albero Bianco a Minas Tirith (in Tolkien)
Se fosse una musica : “Musica callada” di Mompou
Per approfondire : “Nascere non basta” di Luigi Zoja
Argomento: psicotropia e psichedelia. I passaggi sono molteplici; sostanzialmente un rapporto complesso con la medicina. Prima sì, poi no, poi di nuovo sì, e poi assolutamente no. Adesso, in questi anni, sì, però con attenzione (sic!). E comunque sotto prescrizione. E su questo aspetto ci torniamo. Insomma, da quando medicine-men (denominazione amerindia), psiconauti (denominazione da controculture) o legislatori (il fronte del “No”) si rapportano alla “carne degli dei” (denominazione in ambito “peyotista”; un cactus) aleggia una domanda, provocatoria ma intelligente, sottolineata in una delle tesi centrali di questo libro; e cioè che ci si sforza spesso di descrivere che cosa noi ci aspettiamo, o temiamo, dell’esperienza psichedelica (persino enteogena, o daimon-evocativa) ma non cosa lei, la sostanza divina, il fungo, il cactus, l’escrescenza, il fiore si aspetta da noi. La questione che si solleva qui è se sia davvero possibile normare con ricetta medica quest’incontro con materiale in-conscio e in-candescente, al di fuori della cornice del sacro e del rito. E’ una guerra strana, la storiografia chiama così – drôle de guerre – quel periodo del secondo conflitto mondiale caratterizzato da polarizzazione non così manifesta tra i due fronti.
Per proporre una risposta è viene narrata la vicenda antropologica della religione del peyotismo (Native American Church); forma religiosa sviluppatasi tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento nel sud-ovest degli Stati Uniti, e che divenne una delle religioni native più importanti e durature del Nord America. Durante il secolo XIX le tribù venivano sistemate nelle adiacenze delle Agenzie Indiane e da quel momento dipendevano dai sussidi. Sparirono caccia e nomadismo, assieme ai bisonti e alla rituale iniziazione a cacciatore e guerriero del giovane nativo. Sparì anche il passaggio alla fase adulta, perchè l’unico adulto nella nuova società era l’uomo bianco. Da lì, alto tasso di suicidio, bassa natalità, degrado sociale, e, alcolismo endemico: una droga sconosciuta (ed esotica) per la quale non sussistevano modalità simbolico-rituali di assunzione. La catastrofe dell’annientamento nell’assenza di significato e nell’oblio culturale prendeva forma. Da qui, nel ricordo di antichi culti religiosi legati all’uso del peyote (un cactus che germoglia l’allucinogeno ed enteogeno mescalina) già osservati dagli spagnoli nel secolo XVI si sviluppò, a sostegno della collettività nativa, un culto sincretico inter-tribale capace di saldare, come non riuscì mai prima, gruppi etnici differenti. Questo è il senso della richiesta collettiva sul peyotismo che scatena una riflessione sulla sua forza in ambito soggettivo.
Più a scopo immaginale-riflessivo che a scopo di supposta evidenza scientifica si riporta un fenomeno. L’organismo vivente più esteso sulla terra non è una balena, nè un albero. E’ un fungo, come molti degli organismi che sono stati citati in questo libro; un’ “Armillaria” di 4 km in Oregon che connette gli alberi in una rete di scambio molecolare di informazioni regolando la complessità dell’ecosistema, costituendo un hub boschivo per il quale è stato proposto l’evocativo nome di “Wood Wide Web”.
In questo senso il testo proposto qui, suggerisce la necessità di riconsiderare la problematica dal punto di vista relazionale piuttosto che esogeno-patogeno, per chiedersi ad esempio che cosa noi chiediamo alla sostanza piuttosto che fermarci a cosa la sostanza fa a noi, neanche fosse una pistola carica in una mano invisibile.
Qual è la domanda che poniamo, la fantasia sottostante, la grazia seppur pagana che aneliamo nell’avvicinarla o in quale luogo strano vorremmo ci portasse. Perchè incarna la fine di imperi collassanti (Cina del secolo XIX) e tiene in piedi armature animate (alcune forme cliniche di psicosi latenti)?
Noi siamo forse noi stessi a chiederle udienza?

