Titolo : Il soggetto nascosto

Autore : a cura di Correale, Cangiotti, Zoppi

Casa editrice : Franco Angeli

Pagine : 191

Anno : 2013

Se fosse un’immagine :  David Teniers “El archiduque Leopoldo Guillermo en su galería de pinturas en Bruselas” del 1647 (olio su tela; Museo Nacional del Prado)

Se fosse una musica : “Down in a hole” degli Alice in Chains

Per approfondire : “Psicoanalisi e tossicomania” di Hugo Freda

 

 

Davvero una galleria ricchissima di ritratti della tossicomania in questa comunque mai inutilmente enciclopedica curatela. La direzione del discorso è evidente e guida tutti i lavori presenti: la presenza del soggetto nel rapporto con la sostanza, fuori da magiche interpretazioni bioriduzioniste de-responsabilizzanti il godimento pulsionale clinico. La riflessione psicopatologica è rigorosa e il lavoro è diviso in sezioni: storiografia, correnti psicoanalitiche, sintomo, relazione, terapia, fenomenologia, clinica e formazione. Un ottimo testo per lavoratori di servizi ma anche per chi non voglia arretrare di fronte a una domanda di cura anche nell’ambito di un setting classico. Leggerlo permette la riconnessione con autori colpevolmente oggi meno citati che un tempo come Sandor Rado (la “farmacotimia”) o l’iper-competente Claude Olivenstein con la sua tesi dello “specchio infranto”; Kimura Bin  con la sua riflessione sull’ “uomo dell’antinomia” e la ripresa di Kanthzian sulla teoria della “self-medication” sono effettivamente tesori nascosti della riflessione psicopatologica.

Da annotare l’ottimo capitolo di Piero Feliciotti sull’adolescenza e la costruzione del sintomo tossicomanico; da lì il titolo di questa recensione, un rimando ad un luogo perduto dove sarebbe possibile intervenire in senso psicoterapeutico prima della strutturazione rigida dell’apparato di dipendenza patologica.  Nel lavorare con i quadri clinici della grande follia che a volte la tossicomania propone, questo libro può essere un nutrimento per la vita psichica dei curanti orientando la cura nella visione della relazione simbolica (con gli altri, con la sostanza, con il proprio mondo interno). Una sottolineatura di come il dispositivo del transfert sia di gran lunga lo strumento più potente e più efficace nella cura dell’incontro.

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