II ciclo: L’incontro con l’Oriente

 

Hero (2002) – Sotto un unico cielo: tra spada e calligrafia

 

Gli articoli proposti in questa rubrica riportano le riflessioni condivise dal gruppo di “Inter(cine)visioni”, che si riunisce mensilmente nell’Aula Bernhard dell’AIPA di Roma. La visione condivisa di un film accende un “libero gioco di immaginazione e intelletto” (Kant, 1790), ma anche di sensazioni, pensieri, sentimenti e intuizioni, quindi un preludio di conoscenza, un attivarsi di istanze simboliche, che poi iniziano a integrarsi in una cultura analitica condivisa. Si tratta di toccare assieme una sensibilità archetipica: “Ogni relazione con l’archetipo, vissuta o semplicemente espressa, è «commovente», cioè essa agisce perché sprigiona in noi una voce più potente della nostra” (Jung, 1922). 

 

A cura di Riccardo Venci,

Con la partecipazione di Valerio Colangeli, Alessandro Generoso, Federico Nicolai, Roberta Verbaro

 

Nella prospettiva junghiana, integrare vuol dire riporre tutto “sotto un unico cielo”, come vorrebbe l’imperatore di Qin, da cui nascerà la futura Cina, nel film Hero (2002), oppure si tratta di uno sforzo ancora ulteriore, ovvero quello di mantenere le parti distinte eppure in dialogo, evitando le scissioni?

Il rischio dell’integrazione a tutti i costi è quello dell’unilateralità, del pensiero acritico e dogmatico. Non si deve confondere l’Io con il Sé. La psiche non è monoteistica, ma è abitata da istanze assimilabili a un pantheon, un consiglio degli dèi (Hillman, 1983). Jung ci ricorda la tendenza della coscienza alla “unilateralità” (Jung, 1921, p. 430), per la quale si rende sempre necessaria una compensazione inconscia. Nel film, vi è armonia e compensazione tra musica, spada e scrittura. Anche nella medicina cinese troviamo un approccio olistico, in cui tutto ha importanza e tutto è in comunicazione. Nella colonna sonora, quando c’è armonia nella musica, c’è scambio, ma quando essa viene meno, c’è il colpo mortale. Anche la muraglia è pensata come qualcosa che protegge e raccoglie, non come qualcosa che divide.

L’imperatore accoglie la sua Ombra, rappresentata dal guerriero Senza-nome: “Il mio nemico più grande è quello che mi capisce di più”. Neve-che-vola, invece, non accetta l’integrazione. È una guerriera potentissima, ma anche la più emotiva, l’unica che persegue il proprio obiettivo a discapito di tutto. Tuttavia, è sempre necessario un sacrificio, vero leitmotiv all’interno della trama. Il Senza-nome, che si avvicina gradualmente, fa pensare ai diversi livelli della relazione. Vi sono pazienti che dicono mezze verità e coi quali, pian piano, ci si avvicina alla vera storia. Nel film, le diverse serie di candele, che si muovono sensibilmente rispetto alle emozioni dei due guerrieri, rimandano al “corpo sottile” nel campo analitico (Schwartz-Salant, 2004), che si plasma e modifica nell’interazione tra paziente e terapeuta, tra vissuti corporei ed emotivi. Il tocco della spada sembra invece veloce come la funzione pensiero, l’insight e l’interpretazione.

La prossemica indica che più ci si avvicina, più ci si espone al rischio di morte, ma solo così ci si ascolta, ci si riconosce, ci si ama. Ad un certo punto, l’imperatore afferma: “Mi sono reso conto solo adesso che stai a dieci passi…”. Anche nella coppia analitica, le interpretazioni del terapeuta non devono trafiggere, non ci deve essere “violenza” nell’interpretazione (Aulagner, 2005). Può essere invece utile uno scambio dialettico molto preciso, coreografico e accurato. Ci deve essere attesa, bisogna aspettare il momento giusto: è un ritmo, una danza, un’attesa di momenti relazionali, con sé, ma anche con l’altro. È uno scambio, un dialogo a tutti gli effetti.

Non si può sapere con certezza quale sia il momento giusto, perché è difficile stare nell’ascolto. È una questione di fiducia: bisogna indugiare. Ritorna qui la figura di Hermes in Schwartz-Salant (1996): si sta sulla soglia e si deve cercare Hermes, il messaggero degli dèi, veloce e rapido, dio del commercio e dei ladri. Anche nel birdwatching, data la velocità di alcuni uccelli, se si cercano attivamente, questi non si vedono, mentre serve la vista periferica. Serve l’attesa fiduciosa del “Now-moment” (Stern, 2005).

Un ultimo pensiero lo dedichiamo all’accostamento tra spada e calligrafia. Nella prima, potremmo sentire la forza della funzione pensiero, forse anche la velocità dell’intuizione, mentre la seconda richiama nel campo vissuti più delicati, corporei, legati a sensazione e sentimento. Il lavoro in terapia richiede tutte e quattro le funzioni junghiane della coscienza (Jung, 1921). Questo perché lo scambio tra terapeuta e analizzando non è orientato a riscrivere la storia del paziente o a eliminare gli aspetti non accettati, ma ad ascoltare quel che il paziente racconta, restituendo valore a quella storia.

 

Bibliografia

Aulagnier, P. (2005). La violenza dell’interpretazione: Dal pittogramma all’enunciato. Borla.

Hillman, J. (1983). Psicologia: Monoteistica o politeistica. In D. L. Miller & J. Hillman, Il nuovo politeismo: La rinascita degli dèi e delle dee (pp. 115–154). Edizioni di Comunità.

Jung, C. G. (1921), Tipi psicologici, in Opere, vol. VI, Torino, Boringhieri, 1969.

Schwartz-Salant, N. (1996). Narcisismo e trasformazione del carattere: Psicologia dei disturbi narcisistici del carattere. La Biblioteca di Vivarium.

Schwartz-Salant, N. (2004). Sul concetto di corpo sottile nella pratica clinica. In N. Schwartz-Salant & M. Stein (Eds.), Il corpo in analisi (pp. 33–81). Edizioni Magi.

Stern, D. N. (2005). Il momento presente in psicoterapia e nella vita quotidiana. Raffaello Cortina Editore.

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