Titolo : Essere una macchina

Autore : Mark O’Connell
Casa editrice : Adelphi
Pagine : 260
Anno : 2021
Se fosse un’immagine : Le piramidi egiziane
Se fosse una musica : il Lacrimosa di Preisner per “The Tree of Life” di Mallick
Per approfondire : “Il lamento dei morti” di Hillman e Shamdasani
Sembra che qui si parli di futuro, progresso e tecnologia, ma forse non è proprio così.
Qui si narra di titani che volevano sconfiggere la morte: biohacking, cervelli in vasca, mente computazionale, psiche-software. Una delle denominazioni : “transumanesimo”. La fantasia : sconfiggere il corpo imperfetto, natura ingrata. L’obiettivo : caricare memoria & personalità su un supporto; vivere per sempre. Un giornalista scettico ma non troppo attraversa l’America del futuribile; trova sicuramente molti denari, e non solo un accenno di paranoia e mitomania. Fantastica immagine : un’enorme e variopinta fiera-convention (con stand di agenzie nazionali per la sicurezza ed eserciti vari) con gare di androidi a tema – aprire una maniglia, accarezzare un cane, annientare minacce – partecipano ingegneri, eminenze grigie e famiglie con hot-dog.
Eppure, neanche troppo sotto, si parla della conservazione dell’anima. Fettine di cervello nel sarcofago criogenico conservate al fresco – Anubi in un sotterraneo secco e freddo che tiene in bocca la carne sacra – per quando la resurrezione arriverà (assieme alla “singolarità” quantico-AI). Il flirt è con la morte, insieme all’idea di annientare il mistero del sesso: paradiso dove basterà caricare i propri desideri e l’androide del godimento sarà, quindi, vivo. Dietro alla traboccante forza muscolare tutta la malinconia e la solitudine del titano, solo di fronte ai terremoti del reale. Domande sul significato della vita? Nessuna. Il titano deve (avere l’llusione di) controllare, manipolare, comandare dimenticando, tra urla e strepiti, la anche di lui sottomissione ad Ananke-Fatum, che tutto organizza e tutto decide.
E poi rimangono le solite cose, oggetti nella tomba, un pettine, una fibbia, un ninnolo di nessun apparente valore epperò amato nel ricordo, una memoria di una certa goffagine amorosa che ancora fa male. Una grande nostalgia di vita, e spesso di vite non vissute. Tanto rumore, tanto impegno, ma sono gli dei della metempsicosi e della gnosi a sorridere nel buio.

