Inter(cine)visione: Il racconto dei racconti (2015)

A cura di Riccardo Venci,
con la partecipazione di Stefania Cataudella, Valerio Colangeli e Alessandro Generoso

«Ognuno porta un’ombra, e meno essa è incorporata nella vita cosciente dell’individuo, tanto più è nera e densa»
— C. G. Jung, Aion. Ricerche sul simbolismo del Sé (Opere, vol. 9/2)

Il film in breve

Il racconto dei racconti (Tale of Tales, Matteo Garrone, 2015) è un adattamento cinematografico della raccolta Lo cunto dei cunti di Gian Battista Basile (1634-1636), in particolare di tre fiabe: La cerva, La pulce e Le due vecchie. Nel primo racconto, una regina sterile mangerà il cuore di un drago cucinato da una vergine: entrambe partoriranno due figli identici nella stessa notte. Nel secondo racconto la dinamica ruota attorno a un re e a sua figlia, desiderosa di trovare un principe con cui condividere una meravigliosa e a tratti favolistica unione, ma il rapporto fra i due prenderà una piega inaspettata quando il padre incontrerà un animale dalle fattezze minuscole: una pulce. Nel terzo filone narrativo, la vita di due anziane sorelle verrà sconvolta dalle avances di un re dissoluto che scambia una di loro per una giovane donna.

 

Il film è vincitore di sette David di Donatello, tra cui miglior regista per Matteo Garrone, ma sono da citare anche fotografia e scenografia, vista la scelta di importanti panorami italiani come ambientazione: il castello di Roccascalegna in Abruzzo, Castel del Monte in Puglia e le Gole dell’Alcantara in Sicilia vengono avvolti in un’atmosfera favolistica. Si potrebbe pensare proprio per questo a un’estetica del perturbante, soprattutto se si legge questo termine in associazione alla riflessione freudiana sul das Unheimliche: il familiare che appare ad un tempo estraneo (Freud, 1919). Non è quindi un caso che le fiabe scelte ruotino attorno ai temi del doppio e della trasformazione. Se in Freud, l’incontro col doppio riporta alla coscienza vissuti infantili di narcisismo primario, ora sentiti come perturbanti, in Jung il doppio porta con sé il tema dell’incontro con l’Ombra individuale (Jung, 1978). D’altronde, la scelta di questo film all’interno del nostro percorso di Intercinevisioni proviene da una riflessione sulla figura del mentore, in questo caso nel suo aspetto sciamanico di tramite tra due mondi, che esplica la sua funzione educativa anche attraverso il racconto di storie ancestrali, tali da includere nella narrazione l’elemento del “tremendum(Otto, 2009).

 

 

Letteralizzare il mito

Nel filone narrativo de Le due vecchie, una delle protagoniste viene ringiovanita attraverso un incantesimo, ottenendo così le attenzioni generose del re dissoluto. L’altra sorella, invidiosa di questa fortuna, chiede con insistenza il segreto di tale trasformazione. La sorella, non sapendo lei stessa l’origine di questo incantesimo, le darà una risposta assurda, ma che la malcapitata seguirà in maniera tremendamente pedissequa: pagherà per una tremenda operazione di chirurgia estetica… Si potrebbe dire che la sorella sfortunata, accecata dall’invidia, non riesca a distinguere tra metafora e metodo, tra magia e legge scientifica.

Il linguaggio della patologia anela al metaforico, ma crolla su un registro somatico e letterale. Secondo Testa (2020), è proprio nel linguaggio psicotico che le parole divengono dure e pesanti come pietra, perdendo il carattere fluido, metaforico e insaturo. In associazione, si possono citare le meditazioni di Hillman sulla pietra (2001): cristallizzare le metafore, renderle dure, reali, non alate. Spesso, il pensiero patologico è l’esito di un meccanismo difensivo di “concretizzazione” (Berney et al. 2014; Lingiardi & Madeddu, 2023), in cui certe metafore vengono prese alla lettera, ma in maniera bizzarra e pericolosa.

 

All’interno invece della relazione terapeutica, ci potremmo anche interrogare sul modo in cui le interpretazioni vengono offerte o colte: come verità letterali, consigli o come metafore che ampliano il pensiero? Il cambiamento del paziente non è pensato come qualcosa di predeterminabile, ma come una possibilità in continuo divenire. L’episodio delle due vecchiette ci porta quindi il tema della trasmutazione coatta piuttosto che sentita intimamente, ma ci fa riflettere anche su una distinzione più ampia tra il registro simbolico che vivifica e la lettera che uccide (Agostino, 412-426).

 

Narrare il viaggio dell’eroe

La tematica del doppio viene espressa, oltre che dalle anziane sorelle, anche attraverso i due gemelli nella storia de La cerva. In entrambe le storie, la coppia è in uno stato iniziale di simbiosi, di narcisismo primario, ma è dalla separazione che nasce la narrazione. Prima vi è indifferenziazione e simbiosi, è l’epoca della “Grande Madre” (Neumann, 1981).  Si parla di un materno uroborico, che genera figli senza permettere l’intervento di un “terzo relazionale” mediatore (Winnicott, 1964). Ma alla situazione iniziale, segue un elemento di instabilità: la chiamata all’avventura dell’eroe (Campbell, 1984). L’Io cosciente, impersonato dall’eroe, comincia così il suo viaggio di “separazione-individuazione” (Mahler & Bergman, 1975). Nel suo percorso individuativo, l’eroe rischia di morire, a meno che non permetta che siano soltanto parti di sé a morire e a lasciarlo per sempre. Ritorna il concetto di trasmutazione, di cambiar pelle ed evolversi dell’eroe, che altrimenti resterebbe solo un’espressione unilaterale della coscienza diurna. Il viaggio dell’eroe è un feroce, ma vitale, corpo a corpo con l’alterità dell’inconscio.

 

Bibliografia 

Agostino (354–430). De Spiritu et Littera. In: Opera omnia di S. Agostino, Vol. 17/1 (a cura di A. Trapè; trad. I. Volpi), Città Nuova, 1981.

Berney, S., de Roten, Y., Beretta, V., Kramer, U., & Despland, J.-N. (2014). Identifying psychotic defenses in a clinical interview. Journal of Clinical Psychology: In Session, 70(5), 428-439. https://doi.org/10.1002/jclp.22087

Campbell, J. (1949/2016). L’eroe dai mille volti (ed. it., Lindau). (Opera originale pubblicata nel 1949).

Freud, S. (1919). Il perturbante. In Opere di Sigmund Freud, vol. X (1917–1923). Torino: Bollati Boringhieri.

Hillman, J. (2001). Sulla pietra. Anima. Per sentieri nascosti. Bergamo: Moretti & Vitali

Jung, C. G. (1978). Aion. Contributi alla simbologia del Sé in Opere di Carl Gustav Jung, vol. 9/2, Bollati Boringhieri. (Opera originale pubblicata nel 1951)

Lingiardi, V., & Madeddu, F. (2023). I meccanismi di difesa: Teoria, valutazione, clinica. Raffaello Cortina Editore.

Mahler, M. S., Pine, F., & Bergman, A. (1975). The Psychological Birth of the Human Infant: Symbiosis and Individuation. New York: Basic Books.

Neumann, E. (1981). La grande madre. Fenomenologia delle configurazioni femminili dell’inconscio. Astrolabio-Ubaldini. (Opera originale pubblicata nel 1955).

Otto, R. (2009). Il sacro: L’irrazionale nella idea del divino e la sua relazione con il razionale (trad. it.). Morcelliana. (Opera originale pubblicata nel 1917).

Testa, F. (2020). Quando Perseo incontra Medusa: psicosi e relazione. Studi Junghiani – Open Access, (51). https://doi.org/10.3280/jun51-2020oa10106

Winnicott, D. W. (1970). Il bambino, la famiglia e il mondo esterno (A. Bonomi, Trad.). Armando Editore. (Edizione originale pubblicata nel 1964)

 

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